lunedì 18 novembre 2024

E' nata la Fondazione Giulia Cecchettin. Un impegno che ci coinvolge tutti

 Un anno fa crollò ogni speranza. Il corpo di Giulia Cecchettin, la ragazza generosa e solare uccisa dal suo ex l'11 novembre, fu ritrovato. Non ripercorro i dettagli, ne parlano in troppi. Questa vicenda avrebbe dovuto spingere anche noi giornalisti ad adottare una maggiore sensibilità. E' giusto stare con il fiato sul collo di chi indaga, cercare notizie, ma poi bisogna imparare a scegliere che cosa pubblica e che cosa mandare in onda. C'è un modo che si inchina alla violenza, ne viene subito attirato e noi non dobbiamo offrire racconti a cui si può ispirare una mente alterata. Non bisogno indugiare sui gesti efferati. Che cambia? Le parole contano. Cambiare  uno stile di scrittura è importante quanto l'educazione nelle scuole. Non è tacere. No. E' come si scrive. é come si parla.

Un anno fa una famiglia fu lacerata dal dolore, che l'ha segnata per sempre. Giulia è - lo ha detto anche il papà - diventata un po' di tutti.

Ecco che cosa ha ottenuto chi sperava di averla tutta per sé. Ora Giulia è di tutti. 

Ho letto il libro di Gino Cecchettin, un viaggio nel suo dolore e nella speranza di ritrovare Giulia nell'impegno che ha spinto lui, la figlia Elena e il figlio Davide a creare la Fondazione Giulia Cecchettin (qui il link a cui collegarsi) per fare quello che avremmo dovuto fare da decenni.

Oggi 18 novembre a un anno da quel dolore, la fondazione intitolata a Giulia è stata presentata ufficialmente, alla Camera dei deputati (vedi qui). Nasce per fare innanzitutto formazione contro la violenza di genere, sostenere le vittime e andare nelle scuole.

Stefania De Bonis



domenica 23 giugno 2024

Napoli ha riabbracciato Renato Zero

 Tra Renato e i napoletani c’è stato un lungo abbraccio per questo ritorno a Napoli, dopo 25 anni di assenza. Dopo anni in cui i fan lo hanno raggiunto a Roma o Eboli, finalmente l’hanno ospitato a casa. Renato è riuscito a esibirsi in piazza del Plebiscito, per due sere (quella del 21 giugno sol out in poche ore di prevendita) offrendo uno spaccato del suo repertorio, tanti successi e alcune nuove proposte tratte dal disco che ha dato nome al tour “Autoritratto”. Ma l’artista non si è solo raccontato, attraverso la musica ha anche duettato con artisti napoletani e ha offerto un finale a sorpresa che, se c’era ancora un napoletano da aggregare ai suoi sorcini, è riuscito a contagiarlo.

Il palco di fronte al Palazzo Reale, poco dopo le 21 ha acceso le sue luci per spegnerle poco prima dell’una. Una gran festa della musica, della buona musica. 
Partono le note e come non riconoscere “La favola mia", brano nato per i primi tour del cantautore romano, poi inciso nel 1978. Un bellissimo ritratto di Renato nato dalla penna di Franca Evangelisti, una delle paroliere che meglio sono entrate nell’anima dell’artista, in punta di piedi, a saccheggiarne tutta la poesia.
Poi una dopo l’altra le canzoni che hanno accompagnato la vita di almeno tre generazioni, momenti di grande intensità.
L’entusiasmo della piazza (che, forse, senza il caldo di questi giorni avrebbe manifestato ancora di più la sua  gioia) è letteralmente esploso in un’ovazione a metà del primo tempo dello spettacolo. Cori e applausi ininterrotti che hanno impedito per alcuni minuti all’interprete di continuare lo spettacolo. Tutti in piedi ad applaudire il suo talento, la sua inconfondibile voce e la sua generosità (ha sfidato il caldo umido, spendendo sul palco senza riserve le proprie energie).
Dovrebbe essere abituato a queste acclamazioni e invece, ogni volta, Renato Zero si emoziona. Lo rivela il primo piano trasmesso dagli schermi ai lati del palcoscenico. Sorridente scruta la piazza, dalla platea agli spalti. Sembra voler assorbire tutto l’affetto e la stima che c’è in quell’applauso. E poi dice: “Sono sinceramente felice di essere qui! Sappiate che vi porterò ovunque io vada voi e Napoli. Sarete sempre nel mio cuore in tutti i momenti della mia vita”.

Chi ancora si stupisce del legame dell'artista con il pubblico, in serate come queste deve solo osservare e lasciarsi contagiare. Renato Zero potrebbe cantare anche senza le suggestive scenografie messe a punto con i suoi collaboratori. L’effetto sarebbe lo stesso. E invece no. Come sa dar risalto agli artisti che chiama sul palco ad esibirsi con lui, così fa con ogni suo collaboratore. La musica – come ha spiegato presentato ogni elemento dell’orchestra e suoi coristi - diventa intesa, complicità, amicizia.

Per queste due sere del tour estivo ha riscritto in napoletano “Il carrozzone”, la canta con gli artisti che nelle due sere si alternano sul palco (Gragnaniello, Sal Da Vinci, Lina Sastri, Peppino di Capri, Angela Luce, Peppe Barra). Tra i brani, l’immancabile “Amico” è dedicata a tutti gli artisti napoletani che non ci sono più. I loro nomi appaiono, l’uno dietro l’altro. In primis c’è quello di Pino Daniele.
E ci sono le canzoni dedicate al suo pubblico, fra cui “Quel bellissimo niente” che ricorda i suoi inizi e l’affetto dei fan (“ci sei stata da sempre mia bellissima gente”).

Ma non è finita. Ecco “Il cielo”, brano composto alla chitarra quando aveva sedici anni. Una canzone che va oltre i limiti del tempo. Renato ha riproposto quel parlato scandito con lui anche dai fedelissimi («Ma che uomo sei/ Se non prendi un barattolo di vernice insieme a me/e ricominciamo a dipingere questo mondo, grigio/questo mondo, così, così stanco/dell'amore che vuoi, dell'amicizia che rincorri da sempre!/Dipingiamolo di noi, di noi zerofolli, di noi zeromatti/ A noi che basta un sorriso, una stretta di mano/ e a me che basta dirvi...vi amo!») e chiude con un altro imprevedibile omaggio: apre il mantello bianco che ha sulle spalle, si volta e mostra la serigrafia della basilica di San Francesco di Paola e tutto il porticato della piazza che vi è impresso. I fuochi pirotecnici non fanno che accendere di magia la piazza. E si torna tutti bambini pieni di stupore con il naso all’insù, mentre l’artista si allontana dietro le quinte.



Non priverà il suo pubblico della canzone diventata la dedica reciproca di un rapporto ultra cinquantennale: “I migliori anni della nostra vita”.
Ma non è ancora finita. Anche se ormai può concedersi di guadagnare anche lui l’uscita, la sua voce accompagna il defluire ordinato del pubblico.
A nessun concerto s’è vista la gente defluire verso le uscite, cantando il brano che accompagnava i titoli di coda del concerto ( per le due tappe napoletane “Tu si’ ‘na cosa grande”, brano di Modugno che Renato Zero propose e incise già nel 2000, nell’album “Tutti gli zeri del mondo”). Cantavano proprio tutti. Magia di una serata che si spera possa presto ripetersi.
A piazza del Plebiscito, come al tempo dei Festivalbar, ma finalmente con uno spettacolo dei suoi, completo, studiato nel dettaglio. Non è  nuovo Renato, come ha scritto qualcuno, ai duetti. Forse è  stato uno dei primi ad aprire ai colleghi il suo palco. 
Un grazie particolare a un artista davvero unico, nonostante tanti nuovo cantanti lo scimmiottino. 
E oggi pomeriggio al Foqus un talk con il giornalista Federico Vacalebre e il dono delle nuova maglie ai bambini della.squadra calcistica dei Quartieri spagnoli.
Renato torna presto e, come si dice (e canta) a Napoli “Sta casa aspetta a te”. Il pubblico ti ha dimostrato quanto gli sei caro.
Stefania De Bonis

venerdì 14 giugno 2024

Chi si rivede in piazza del Plebiscito: Renato Zero!!!

 

Ci siamo. Dopo tanti anni in cui chi ama le sue canzoni ha seguito i suoi concerti a Roma e a Eboli, Renato Zero torna a Napoli, in piazza del Plebiscito,  il 21 e 22 giugno, (la prima serata sold out in pochi giorni) con il concerto "Autoritratto", stesso titolo del recente lavoro discografico pubblicato lo scorso dicembre. Alcune date estive e poi a ottobre il tour dei concerti evento proseguirà.

S'inizierà alle 21 con una scaletta che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere simile a quella dei concerti della scorsa primavera che pure di sera in sera presentavano sorprese e novità. Non mancherà qualche canzone entrata nel cuore di più di una generazione, come "La favola mia". E non mancheranno "regali" ideati ad hoc per il pubblico napoletano.

Attesa anche l'esecuzione dei nuovi brani di Renato Zero, inclusi del Cd "Autoritratto", cinque dei quali già eseguiti in concerto ("Quel bellissimo niente", "L'avventuriero", "Fortunato" inediti eseguiti nel tour "ZeroSettanta" e "Zero a Zero" presentato nell'omonima serie di concerti del 2023 e "Non ti cambierei" dedicato all'amico Albano nel conserto per i suoi 80 anni). Gli altri otto brani sono nuovissimi, nati d un lavoro certosino su se stesso, sulle sue emozioni, sulla sua musica.
"Megafono io, dell'inquietudine e portatore sano di speranza e solidarietà".
Portatore inevitabilmente anche di tante emozioni una delle sue canzoni più belle di questo ultimo lavoro discografico è senza dubbio "Vita" composta da un giovane autore che sembra leggere nell'anima di Renato Zero, Lorenzo Vizzini . Non resta che attendere le sue sorprese. Stasera, intanto, i suoi concerti estivi si aprono a Bari.    
                                                                                                                                       Stefania De Bonis
 



 

sabato 8 giugno 2024

La buona abitudine dell'esser grati

Seneca, filosofo latino, ne scrive la virtù della gratitudine sia nel “De Beneficiis” sia  nelle “Lettere a Lucilio” dove annota: “dimostrare gratitudine è un bene maggiore per te che per il tuo prossimo; a lui càpita un fatto comune, di tutti i giorni, riavere quello che ha dato, a te un fatto importante, generato da uno stato d'animo di intensa felicità, aver dimostrato gratitudine la coscienza della gratitudine nasce solo in un animo straordinario e fortunato”.

Qui accanto l'articolo che ho scritto per "Mimì", settimanale della domenica del Quotidiano del Sud. La consegna del premio gratitudine alla senatrice Liliana Segre e la bellissima intervista fattale da Mario Calabresi mi ha suggerito una riflessione sulla buona abitudine di essere grati per quello che si riceve, in cui ho inserito anche l'emozione che mi ha dato  la lettura del libro  pubblicato nel 2015 da Olivers Sack intitolato proprio “Gratitudine”, in cui lo scrittore, affetto da un cancro, analizza la propria vita e si dice grato “per quanto avevo ricevuto dagli altri, ma anche per essere riuscito a dare qualcosa in cambio…Più di tutto sono stato un essere senziente, un animale pensante, su questo pianeta bellissimo, il che ha rappresentato di per sé un immenso privilegio e una grandissima avventura”. E conclude “Mi sento felice e grato per tutto questo, ma nulla mi tocca come quel cielo notturno pieno di stelle”.

 

domenica 11 febbraio 2024

Un giallo raccontato a due voci

È un giallo raccontato a due voci: quelle di Carlo Cappai archivista del tribunale e di Walter Andretti giornalista. Sono i due protagonisti di "Tutti i particolari in cronaca", nuova piacevole crime story di Antonio Manzini.
Un genitore magistrato ingombrante e detestato che gli ha fatto respirare l'aria dell' ingiustizia e lo ha catapultato nello stesso mondo un tribunale...Cappai archivia carte reperti in cui per lo più non si è cercato l'indizio giusto. Perché i casi irrisolti restano tali per la superficialità.
Si aggira tra gli scaffali in cui sono riposti questi fascicoli quasi sentendosi chiamato da alcuni casi che hanno colpito la sua attenzione o che lo hanno coinvolto personalmente e qui incontrerà Walter Andretti un giornalista. Walter è un po' annoiato dal lavoro in cronaca e rimpiange le pagine sportive  sportive. Improvvisamente si ritrova a seguire una serie di omicidi ma non sa dove mettere le mani. chiede aiuto ai cronisti più esperti e alla fine si ritrova nell'archivio del tribunale a cercare fra le carte qualche indizio che possa svelargli qualcosa. Alla fine si rende conto che è lì la chiave di tutto. Il nuovo lavoro di Manzini è convincente. Il duplice racconto non appesantisce il ritmo incalzante e tenere con il fiato sospeso fino alle ultime pagine. Un giallo ben riuscito in cui non c'è solo il gusto del racconto ma anche un tema molto attuale che è proprio quello dei delitti irrisolti. Nel racconto di Manzini sia il giornalista sia l'archivista non si arrendono all'oblio della verità. Chi in un modo chi in un altro (non vogliamo svelare altro) combatterà fino alla fine per farla venire a galla.
E chissà se Walter possa tornare con nuove inchieste giornalistiche, ormai calato nella cronaca giudiziaria prima con curiosità e poi con un grande rispetto per la verità e per le persone. Bravo Manzini!
Stefania De Bonis 

sabato 17 giugno 2023

Francesco Nuti. La tenerezza che spunta dal passato

Il cuore dei Giancattivi era lui, Francesco.  Tenero, smarrito, ma anche impertinente e sornione. Esplodeva con quel “Dammi un bacino” o “te la mi mamma la lasci stare, capito?”.
Quelle frasi le usavamo anche noi, in casa coi fratelli, con la mamma, con gli amici. Una vita fa.

Un po’ di vita nostra che fugge via, ora che anche Francesco non c’è più. Ora che il dolore del suo corpo e della sua anima lo hanno lasciato in pace e finalmente può tornare un angelo riccioluto, tenero, dallo sguardo ingenuo e a tratti furbissimo.

Francesco Nuti è morto il 12 giugno scorso, a 68 anni a Roma. Con grande discrezione gli amici di una vita, quelli veri, quelli che non fanno passerella ai funerali, lo hanno accompagnato. E con loro la gente che non ha dimenticato quell’eterno ragazzo scivolato in un destino avverso proprio quando la vita poteva offrirgli ancora tutto quello che di bello meritava.

Gli inizi. Il trio cabarettistico dei Giancattivi (gli altri componenti erano da Alessandro Benvenuti e Athina Cenci) aveva debuttato alla radio con “Black Out” ed era diventato popolarissimo con lo spettacolo della Rai “Non stop” e poi con “La Sberla”, fino a portare il meglio del repertorio anche sul grande schermo nel 1981 con il film “A ovest di Paperino”.

Un futuro da solista. Nel 1982, Francesco Nuti debuttò come sceneggiatore e interprete di alcuni film entrati nella storia del cinema italiano (“Madonna che silenzio c'è stasera” (1982), “Io, Chiara e lo Scuro” (1983) e “Son contento” (1983) e con “Io, Chiara e lo Scuro” vince anche il David di Donatello ed il Nastro d'argento come migliore attore protagonista.

Il debutto come regista. Nel 1985 si cimentò con la regia del film Casablanca, Casablanca (1985), ideale seguito di Io, Chiara e lo Scuro, grazie al quale vinse il premio come miglior regista esordiente al Festival internazionale del cinema di San Sebastián ed il secondo David di Donatello come miglior attore. Seguiranno: "Tutta colpa del paradiso" (1985), "Stregati" (1986), "Caruso Pascoski" (di padre polacco) (1988), "Willy Signori e vengo da lontano" (1989) e "Donne con le gonne" (1991).


Francesco cantante
. Nel 1988 partecipa al Festival di Sanremo con la canzone “Sarà per te”, in seguito incisa anche da Mina, e, duettando con Mietta, col brano Lasciamoci respirare, composto dal cantautore Biagio Antonacci ed inciso poi nel 1992.

Un momento di impasse. Nel 1994, il suo nuovo film “OcchioPinocchio”, non ebbe il successo sperato e fino al 2001 Francesco con tenacia, ma forse senza crederci più tanto, propose “Il signor Quindicipalle” (1998), “Io amo Andrea” (2000) e “Caruso, zero in condotta” (2001). Cominciò la depressione, il ricorso all’alcol e ci fu un tentato suicidio. Gli amici gli erano vicino, lo spronavano. Ma spesso quando si precipita in questo buio involontariamente si respingono proprio le persone care. Cinque anni dopo l’ultimo film in cui veste i panni dell'ispettore Francesco De Bernardi, impegnato in un intricato delitto legato al caso Moro: “Concorso in colpa”.

Incidente domestico. Una terribile caduta per le scale, in casa, e un ematoma cranico determinano un ricovero d'urgenza. In coma fino al 24 novembre 2006 Francesco Nuti fu trasferito, per velocizzarne la ripresa, in un centro di riabilitazione neuromotoria. Nel maggio del 2009 tornò a casa, ma le sue condizioni non lasciavano sperare in una ripresa totale del suo organismo: non parlava né camminava. La sua salute così fragile richiese, spesso, nuovi ricoveri. Il fratello Giovanni e la figlia Ginevra (dal 2017 tutrice del suo papà) si presero cura di lui.

“Madonna che silenzio…” Sporadiche le apparizioni pubbliche Nel 2011 uscì la biografia “Sono un bravo ragazzo - Andata, caduta e ritorno”, a cura del fratello Giovanni Nuti. L'11 maggio 2014 partecipò ad una festa organizzata per il suo 59º compleanno dagli amici di sempre, quali Leonardo Pieraccioni, Carlo Conti, Giorgio Panariello e Marco Masini, al Mandela Forum di Firenze. Vi presero parte 7.000 persone. Segno che il suo silenzio non ne aveva cancellato il ricordo e l’affetto.

 Il 7 dicembre del 2019, ricevette il Premio Internazionale Vincenzo Crocitti 2019 "Alla carriera", ritirato per l'occasione dalla figlia Ginevra. E il 12 giugno l’addio definitivo. Il silenzio è diventato pace.

Ma per noi, che abbiamo amato le sue espressioni, la sua poesia, la sua voce, la sua creatività nemmeno un film in tv? Un omaggio degno di lui? C’è una testimonianza bellissima di Giovanni Veronesi, di alcuni anni fa,- Vale la pena riascoltarla, clicca qui .

Stefania De Bonis


venerdì 9 giugno 2023

L'omaggio di Renato Zero per l'Emilia Romagna.

 Lo abbiamo ascoltato durante il concerto per gli ottant'anni di Albano: è "Non ti cambierei"  il brano che Renato Zero ha dedicato all'amico cantante. Oggi quel dono si dilata e ci offre l'opportunità, acquistandolo, di fare un piccolo dono alla popolazione dell'Emilia Romagna. Da oggi, infatti, il nuovo brano di Renato Zero pubblicato esclusivamente per sostenere la popolazione dell’Emilia-Romagna duramente colpita dall’alluvione lo scorso maggio.
Dalle sue pagine social l'artista manda un messaggio:

Uniti è bello, passione e libertà. Scopriamo insieme cos’è l’eternità

“Dopo aver festeggiato il mio amico Al Bano con la canzone scritta per lui, “Non ti cambierei”, abbiamo deciso di mettere il brano inedito in rete. Scaricandolo tramite l’acquisto, ciascuno donerà 2 euro in favore della popolazione dell’Emilia-Romagna. La musica così svolgerà due dei suoi scopi principali: riscaldare gli animi e sostenere la ripresa di una Regione così meravigliosamente unica! Grazie a tutti.” Renato
“Non ti cambierei” è disponibile in download unicamente sul sito ufficiale http://nonticambierei.renatozero.com
Il ricavato della vendita del brano sarà interamente devoluto all’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile Emilia-Romagna impegnata nell’aiuto, negli interventi e/o nella realizzazione di opere di recupero, operativa nei territori colpiti dall’alluvione. 

domenica 7 maggio 2023

I Comizi d'amore di Vincenzo Incenzo

Nel panorama della musica italiana si affaccia con una nuova proposta musicale un autore molto prolifico: Vincenzo Incenzo. Da poco è uscito, infatti, “Comizi d’amore”, un album live acustico, il cui titolo è un omaggio a Pier Paolo Pasolini che nel 1965 (anno della nascita di Vincenzo Incenso) realizzò il documentario in cui coinvolse, intervistandoli, personaggi famosi sul tema dell’amore e della sessualità. Quel “Comizi d’amore” fu la radiografia di un’Italia spaccata a metà fra un Nord disinvolto e un meridione pieno di paure e tabù. 
Artista poliedrico (autore di canzoni, musical, libri) regista, pittore,  ripercorre in questo nuovo impegno musicale le tappe più significative della sua produzione. I suoi comizi musicali. E’ il suo marchio cantare l’amore e i valori in cui crede con la stessa passione.  

Autore e compositore apprezzato (11 edizioni di Sanremo) Incenso propone assieme al suo repertorio, sia brani scritti con Sergio Endrigo, Michele Zarrillo, Antonello Venditti, Lucio Dalla e Renato Zero (e da loro portati al successo) sia quelli interpretati da altri artisti (Tosca, Franco Califano, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Albano).

La scelta di un’ esecuzione acustica esalta le melodie e la voce. L’effetto è emozionante. Incenzo, interpreta brano dopo brano come se ti facesse ascoltare qualcosa che sta componendo in quell’istante, mettendo nelle note e nel timbro della voce l’intensità e l’emozione che l’hanno fatto nascere. Penso alla bellissima “Il primo giorno dell’estate”, a “L’impossibile vivere” (composta da Renato Zero e musicata da Incenzo) o a “La canzone per te” fino all’inedito che dà il nome all’album “Comizi d’amore”, che definisce  “una dedica appassionata e struggente d’amore e di impegno civile”. 

Chi gli ha dato giustamente il coraggio di proporsi anche come interprete è stato proprio Renato Zero, con il quale cominciò una collaborazione artistica nel 1998, che tuttora prosegue. Fra l’altro Incenzo è il direttore di Infonopoli, l’organo di stampa dell’Associazione culturale “Fonopoli”, prima pietra di quel sogno, mai abbandonato da Renato Zero di creare una città della musica e dell’arte. Suo anche il libro “La nostra storia” in cui racconta la carriera di Renato Zero, sbirciando con delicatezza tra prove, esibizioni e privato. E una originale storia della musica italiana, attraverso i testi delle canzoni (“La canzone in cui viviamo”). 
L'anno scorso Incenzo si è esibito anche qui a Napoli e alla nostra città ha dedicato lo spettacolo teatrale "ROSSO NAPOLETANO. Quattro giornate d'amore", che ha definito "il canto di libertà di un popolo che armato solo del suo orgoglio e della sua geniale creatività, ispirato dalla forza inarrestabile del suo Vulcano, durante le Quattro Giornate di Napoli insorse contro l’oppressione per salvare i suoi figli e la sua ricca e gioiosa identità". A suo modo è un vulcano anche lui.

Stefania De Bonis

sabato 29 aprile 2023

Renato Zero. Un pareggio che sa di vittoria

A Roma, in questi giorni, sta per concludersi “Zero A Zero. Una sfida in musica”, il tour che ha confermato (se ce ne fosse stato bisogno) i pregi di Renato Zero, artista che sa rinnovarsi e stupire senza rinnegare sé stesso. Abiti di scena nuovi che giocano con il bianco e il nero delle due anime racchiuse in lui e che si uniscono alla moltitudine di costumi di scena, colorati e luccicanti, che mostra in un video, a sul finale, per un colpo d’occhio su uno spicchio della sua carriera.

Renato Zero è un artista che ha resistito agli assalti del tempo e delle mode, anche perché è stato più veloce di loro. Sempre avanti coi tempi. È l’immagine della libertà tradotta in musica, ma dietro (e si vede) c’è tanta professionalità. Perla rara al tempo di oggi. Di sé confessa, cantando, di essere “solo più esperto e maturo di ieri”. Lo fa nel delizioso duetto dal palco, vestito di nero, con Zero in video, truccato e vestito di bianco. “Zero a Zero” è il brano inedito in cui le due anime “duellanti”, una grintosa, l’altra istintiva, comprendono di non poter fare a meno l’una dell’altra. Ognuna con il proprio spazio di libertà e creatività, condividendo il grande amore per la vita.


In giro dal 7 marzo scorso Renato Zero ha portato nei vari Palazzetti dello Sport. Quasi tutte le date sold out, tutto esaurito. Le sue tappe romane e, sicuramente, il concerto conclusivo del 4 maggio saranno lo zenit dell’emozione. E tanta ne ha sparsa e ne ha raccolta per tutta l’Italia.

 UN REPERTORIO VARIO E AMATISSIMO

Spettatrice di una straordinaria serata al Palasele di Eboli il 23 aprile scorso, provo a fissare alcuni momenti del concerto in cui Renato Zero ha coinvolto, intrattenuto, bacchettato e, soprattutto, interpretato le sue canzoni (circa trenta, se si contano anche i video e i medley) con una voce potente, chiara, inconfondibile. Fare una cronaca delle tre ore è difficile: uno spettacolo di Renato Zero va vissuto, non raccontato. Anche chi non è sorcino o zerofolle, alla fine se ne rende conto.

Un’onda di entusiasmo per tre ore, sin dalle note di “Quel bellissimo niente”, brano dedicato al suo pubblico, e introdotto dall’ormai mitico conto alla rovescia che dà il via allo spettacolo. Poco prima dell’ingresso di Renato Zero sul palcoscenico, pronto a raccogliere l’applauso e l’ “abbraccio” del suo pubblico, tanti piccoli biglietti (su cui è stampato testo della canzone) sono “sparati” in platea.


L’ossatura dello spettacolo:
una sfida musicale
 


Scorrono, una dietro l’altra le più belle canzoni del repertorio dell’artista. Sono i brani che descrivono quella sfida perenne, fra la natura esuberante e provocatoria e quella più sensibile e riflessiva. Da “Io uguale io” a “Vivo” e a una magnifica “La Favola mia” (interpretata mentre dietro spalle di Renato Zero sono proiettate le immagini degli spettacoli che dagli anni Settanta ad oggi ha portato in giro per l’Italia). Quasi nessuno resta deluso. Ci sono i successi più amati: “Inventi”, “Rivoluzione”, “Via dei Martiri”, “Svegliatevi poeti”, l’acclamatissima “Spiagge”, “Nei giardini che nessuno sa”, “Fortuna”, “Più su”, “A braccia aperte”. Ed ecco il medley con Siamo eroi / Artisti / Sogni di latta / Dimmi chi dorme accanto a me…Applauditissimo. Si diverte Renato, accenna passi di danza e gioca intonando i due brani più ironici: “Ufficio reclami” e il più recente “Troppi cantanti pochi contanti” (tratto dal trittico musicale ZeroSettata del 2020).

EMOZIONI CONDIVISE IN MUSICA 

In ogni canzone qualcuno riconosce una parte di sé o il ricordo di un momento vissuto. La voce di Renato Zero tocca ogni corda delle emozioni. Forse il segreto è questo: non si canta insieme una canzone che piace, ma si canta insieme un’emozione condivisa. Così “Amico” diventa una struggente dedica a tutti gli amici volati via, da Ennio Morricone a Raffaella Carrà, da Carla Fracci a Claudia Arvati, da Pino Daniele a Gigi Proietti. Non fa in tempo a inserire il nome di Federico Salvatore fra i nomi che scorrono sullo schermo alle sue spalle ma lo cita alla fine invitando all’applauso.

RENATO E CHARLOT

Uno dei momenti più belli, oltre all’esecuzione di “Più su”, è la versione di “Magari”, proposta, come lo scorso settembre, da Renato Zero, seduto su una panchina con la flebile luce di un lampione alle sue spalle e pochi spot a illuminare il palco. Un’armonia di immagini (sullo schermo con il tenero incontro fra Charlot e la fioraia cieca, dal film “Luci della città”), musica e voce che sembrano trascinare improvvisamente in una sala cinematografica d’altri tempi. È la magia che sa creare! È l’arte che, come disse Charlie Chaplin non può vivere senza il sentimento.

TRA IL PUBBLICO

Arriva “Cercami”, che Renato Zero intona con il pubblico, scendendo dal palco fra la gente che, imprudentemente, gli corre incontro costringendolo a tornare su suoi passi. Sarebbe bello invece che ciascuno rimanesse al proprio posto, lasciando l’artista libero di muoversi come desidera. Così come sarebbe bello ascoltare alcune canzoni intonate soltanto da lui. Perché pur interpretandole in modo diverso, negli anni, Renato Zero non è di quei cantanti che stravolgono i brani con i virtuosismi e acuti improbabili. Piuttosto sceglie di farsi accompagnare soltanto dal maestro Danilo Madonia, al pianoforte e proporre un’intensa interpretazione di “Marciapiedi”, “l’università” da lui frequentata.

C’E’ SEMPRE UNA SORPRESA

La scaletta proposta ha spesso variazioni. Ha fatto il suo ingresso un brano che spesso Renato inserisce nei medley o interpreta interamente, come accadde in “Zerowskji”: è “Potrebbe essere Dio”. Dietro i interpretandola con un volto di Gesù coronato di spine proiettato sullo schermo. Renato Zero ha presentato i ragazzi della band e del coro; ha poi invitato coristi, “i Wacciuari”, a intonare “Triangolo” (alla loro voce si univa quella registrata di Claudia Arvati, scomparsa recentemente). Il brano “I migliori anni della nostra vita” è invece introdotta da un video interpretato da Emilcoro e arrangiata dal musicista Massimo Zanotti. Renato Zero spunta verso la fine per cantare con il pubblico il ritornello di una canzone divenuta ormai il simbolo della sintonia con “la sua bellissima gente”.

GLI OCCHI PUNTATI AL CIELO

I punti fermi che sempre hanno orientato e sostenuto la sua vita di uomo e di artista, sono riassunti in un brano che non invecchierà mai: “Il cielo”, che Renato ripropone nella sua prima versione, con tanto di manto azzurro che i ragazzi del corpo di ballo lasciano scorrere sul capo dei sorcini in platea. Anche questi ragazzi, guidati dal coreografo Kristian Cellini, hanno contribuito alla “confezione” di uno spettacolo senza sbavature. Armonioso e partecipato. L’ entusiasmo di coristi, ballerini e musicisti si rivela anche dai loro messaggi suoi social in cui propongono qualche fotogramma, un momento di relax e il ringraziamento per l’opportunità avuta di lavorare in questo tour.
In sottofondo, il brano “Fortunato”, proposto per la prima volta lo scorso settembre al Circo Massimo, accompagna il pubblico di sorcini e neofiti (tanti e di tutte le età) verso l’uscita. Lo spettacolo è finito ma già si pensa a come sarà il prossimo. Ad ogni tappa, dalle sue pagine social, Renato Zero ha rivolto un saluto e un ringraziamento a ciascuna città che l’ha ospitato. E la promessa di un ritorno.

Stefania De Bonis

sabato 22 aprile 2023

Giornata internazionale della Terra




 

Stasera e domani Renato Zero a Eboli con il suo "Zero a Zero"

   E ora tocca a Eboli. Renato Zero arriva al Palasele con “ZERO A ZERO – UNA SFIDA IN MUSICA”, prodotta da Tattica. Dopo aver "infiammato", "emozionato", come hanno riferito i giornali, recensendo le sue serate nei palazzetti dello Sport di Firenze, Conegliano, Torino, Mantova,  Bologna, Pesaro, Milano e Livorno, approda per due giorni in Campania. Stasera alle 21, zerofolli provenienti da Napoli e dintorni, Caserta, Benevento, Avellino e da altre città meridionali,  pronti per lo storico conto alla rovescia chiameranno sul palco del Palasele il proprio beniamino, che donerà generosamente le proprie canzoni, la propria ironia e i propri racconti. 

 Dello spettacolo, presentato anche su "Napolipost", diciamo soltanto che è costruito diversamente rispetto a 070: è una sfida musicale fra l'eccentrico e colorato  Zero e il Renato più riflessivo, sensibile e ostinato.  Tutto a colpi di canzone e video. Ma non è la prima volta che l'artista romano si ritrova faccia a faccia con se stesso.

Ci sono due precedenti: il primo è il celebre film del 1979 “Ciao ni!” in cui soccombe la sua natura perché l'eccentrico Zero l'uccide. La seconda volta non è una sfida ma una riconciliazione, nel il brano “Folle Zero” (portato in tour nel 2019-20) in cui sempre in un camerino, l’artista dedica una canzone a un giovane Zero. La sfida odierna stavolta è sul palco, di fronte a tutti.  Ed è immortalata nel manifesto con i due profili disegnati dalla pittrice napoletana Valeria Corvino. C'è sempre un po' di Napoli negli spettacoli  e nella musica di Renato. Quella musica in cui ha riversato fragilità e forza, con la sua indistruttibile empatia. Dopo 55 anni di carriera, affronta tre ore piene di spettacolo, con voce ed energia che sfidano vittoriose il tempo che è trascorso. Ha cura della sua voce, di ogni particolare dello spettacolo curato nei minimi dettagli. 

 

 Le canzoni più famose del repertorio di Renato Zero, quelle in cui si riconosce l'artista e quelle in cui si riconosce il suo pubblico saranno eseguite anche con il contributo delle vocalist e e del corpo di ballo diretto dal coreografo Kristian Cellini. Sul palco la band e il maestro Danilo Madonia; e "appare" sul fondo, registrata, la grande orchestra diretta da Adriano Pennino che abbiamo visto dal vivo nello spettacolo al Circo Massimo. 

    E in attesa che anche Napoli possa accogliere una tappa di un suo tour godiamoci queste due uniche date meridionali e chi vuole, può sempre prenotare (se trova ancora biglietti) il gran finale di Zero a Zero a Roma, il 4 maggio. 

venerdì 21 aprile 2023

Nel Palazzo Reale di Napoli: Dialoghi intorno a Caravaggio

 


Gli sguardi di molti cittadini e turisti napoletani, credenti o no, sono attratti dal grande manifesto che riproduce la “Flagellazione”, il dipinto di Caravaggio, in mostra come altre opere di Michelangelo Merisi (Caravaggio) nel Palazzo Reale di Napoli ( 700 metri quadri del piano nobile, uno spazio che finora era stato chiuso al pubblico). La figura che rappresenta Cristo alla colonna, ci introduce per un attimo in quella scena, difronte al suo silenzioso reclinare il capo, sotto i colpi, e la violenza dei due che sfogano su di lui la rabbia e le frustrazioni represse. Nel chiaro scuro tipico della scuola pittorica secentesca, non c’è sangue a macchiare il corpo del flagellato. La drammaticità è in quella silenziosa e lieve torsione del corpo sotto i colpi. Silenzio e solitudine. Una delle più belle opere del Caravaggio, a mio avviso, il pittore del Dio che vive e soffre nella storia degli uomini e parla alle loro coscienze.

L’esposizione di dipinti, dal titolo Dialoghi intorno a Caravaggio ha come fulcro quest’opera, che - pur non appartenendo alle collezioni reali – è simbolo dell’arte e della pittura napoletana del Seicento. L’evento è a cura di Mario Epifani e Sylvain Bellenger direttori rispettivamente del Palazzo Reale di Napoli e del Museo e Real Bosco di Capodimonte sarà aperto al pubblico fino al 9 maggio.

(stedeb)

 

lunedì 6 marzo 2023

Parte il tour di Renato Zero. Sfida e soprese


 Due ritratti dal tocco inconfondibile, quello di Valeria Corvino, artista napoletana già autrice nel 2020 delle tre copertine del trittico "Zerosettanta". Sono i due sfidanti protagonisti del tour "Zero a Zero. Una sfida in musica" che domani, 7 marzo, debutta a Firenze, al Mandela Forum. Ventidue date del nuovo spettacolo-sorpresa di Renato Zero.

Dopo il successo di "070" al Circo Massimo dello scorso settembre-ottobre, l'artista romano torna nei palazzetti dello Sport. Ma non fidatevi delle scalette che girano sul web. Ogni spettacolo di Renato Zero è una sorpresa e lui giova molto a non far trapelare nulla. Sarà, forse, tradito da quale spettatore che non vede l'ora di condividere sui social qualche notizia, dopo le prime date. Certo è che il faccia a faccia fra l'artista folle e colorato che negli anni Settanta fece capolino sui palcoscenici italiani (e nel mitico tendone di Zerolandia) e l'uomo forte e fragile, osservatore, poeta che ha riempito pagine, trasformando sentimenti ed emozioni. In aprile arriverà anche in Campania, al PalaSele di Eboli (22 e 23 aprile) e ne riparleremo qui, come sempre. Per altre informazioni si può far riferimento al sito ufficiale dell'artista.

Il Presidente Mattarella ricorderà don Diana nella sua terra

 E' stata annunciata da poco la la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella  a Casal di Principe (in provincia di Caserta) martedì 21 marzo. Sarà l'occasione per ricordare la figura di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 alle 7,20, nella sua parrocchia di San Nicola.
Una esecuzione a effetto, decisa per il giorno dell'onomastico di don Giuseppe Diana, 36 anni. Quattro colpi al volto e al petto. Il clan dei casalesi volle punire il sacerdote anticamorra, autore di un documento coraggioso, Per amore del mio popolo non tacerò, diffuso tre anni prima in molte chiese del Casertano, per sensibilizzare le coscienze sulla pina della criminalità organizzata. Quel giorno di marzo, 29 anni fa, come disse don Antonio Riboldi, "è morto un prete, ma è nato un popolo".  


sabato 25 febbraio 2023

Un libro sulle canzoni più belle di Lucio Dalla


Per gli 80 anni dalla nascita di Lucio Dalla, le edizioni Interlinea hanno pubblicato  il volume Lucio Dalla. Le più belle canzoni commentate dal critico musicale Paolo Jachia. Canzoni indimenticabili che hanno contrassegnato anche la mia vita, ascoltate e cantate anche con mia madre, a cui piacevano tanto. A volte di fronte a certi repertori non si sa mai quale canzone sia la più bella. In questo lavoro editoriale c'è  anche un ricordo di Vito Mancuso, teologo, che fu amico del cantautore bolognese. 
Il prossimo 3 marzo ci sarà una presentazione visibile anche su YouTube, ci si potrà collegare qui 











sabato 31 dicembre 2022

Ciao, papa Benedetto

Alle 9.34 l'ultimo respiro di Papa Benedetto.  L'annuncio un'ora dopo, fatto da Radio Vaticana che ha interrotto le trasmissioni.  Benedetto XVI aveva fatto la sua ultima apparizione pubblica il primo dicembre. Poco prima di Natale le sue condizioni fisiche erano peggiorate. Mercoledì pomeriggio ha ricevuto l'unzione degli infermi. La richiesta di preghiera per lui di Papa Francesco (all'udienza della mattina) aveva fatto capire la gravitàdel momento.Qui  e qui le notizie più importanti.

Tanti fedeli piangono oggi la morte di Benedetto XVI. Quelli che hanno compreso la sua vera natura. Quelli che hanno scoperto che l'immagine che trapelava dalla stampa era solo un cliché. Molti si sono fermati  all'immagine che la stessa chiesa non ha mai smentito, per convenienza. Molto dolce, umile, capace di rafforzare nella fede, in un momento in cui la Chiesa aveva cominciato a mostrare le sue crepe, ataviche, a lungo nascoste, profonde. Ha visto il dolore, ma ha anche parlato di gioia nella fede. Il 5 gennaio l'ultimo saluto a papa Ratzinger, all'insegna della semplicità.

Per me la sua morte è un grande dolore, ma proprio grazie a quanto ha scritto e detto, e grazie ai miei passi nella fede, sento che quella gioia di cui ha sempre parlato è esplosa per lui in tripudio di luce e consolazione. Solo Dio ci conosce fino in fondo. Benedetto XVI è stato tante volte giudicato e frainteso. Per ignoranza, più che per cattiveria.

Sarebbe bello se in molti leggessero i suoi tantissimi libri. Scoprirebbero non solo un fine teologo ma un pastore molto tenero. Non è mai tardi per farlo.  

Quella sera a Napoli l'8 settembre 2004

Rimasi folgorata da una sua omelia a Napoli l'8 settembre 2004. Era venuto nella Cattedrale per ordinare vescovo mons. Bruno Forte. Parlò di Sant'Agostino, di una fede che a volte rivela progetti diversi da quelli da noi sognati, e che affidandoci a Dio, scopriamo quanto sia conforme alla nostra natura la Sua scelta. E  commentando il profeta Ezechiele (prima lettura di quella celebrazione) sottolineò come il Signore vada in cerca della pecora perduta per ricondurla all'ovile, abbia cura quella  ferita e  quella malata, quella grassa e quella forte; pascendole con giustizia. In fondo parlava anche di sé, del suo desiderio di studiare, di continuare la sua attività accademica in Germania e la chiamata di Paolo VI per farlo vescovo di Baviera. Anche nella biografia che aveva scritto in occasione del settantesimo compleanno aveva ampiamente citato S. Agostino e, verso la fine, citando i salmi 22 e 23 scrisse "Quel che Agostino scrive qui, mi è parso rappresentare il mio destino personale. il salmo, appartenente alla tradizione sapienziale, mostra la situazione di bisogno e sofferenza che è propria della fede e che deriva dall'insuccesso umano; chi sta dalla parte di Dio non sta necessariamente dalla parte del successo...stare davanti a Dio...permette di capire che la ricchezza e il successo materiale sono ultimamente irrilevanti e di riconoscere  che cosa è davvero necessario e apportatore di salvezza". E ricordando la leggenda di S. Corbiniano, del suo viaggio sull'orso verso Roma, conclude: "Sono divenuto la tua bestia da soma, e proprio così io sono vicino a te". 
Perché folgorata dalla sua omelia? Perché le sue parole mi toccarono il cuore. E hanno continuato a colpirmi e a farmi crescere nella fede, negli anni.

Cooperatore della verità fu il suo motto episcopale. E pochi sanno che le sue indagini sulla pedofilia, da prefetto della Congregazione della fede, furono sospese e che le riprese una volta diventato Papa. 

La prima denuncia pubblica, da decano del collegio cardinalizio

(...) Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).  E poi la sua preghiera: Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi.

La rinuncia al soglio pontificio: una rivoluzione silenziosa

Alla vigilia del tempo di Quaresima, il lunedì 11 febbraio del 2013 papa Benedetto davanti al collegio cardinalizio riuniti in Concistoro parla non solo delle imminenti canonizzazioni e annuncia: "Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino".


Se Giovanni Paolo II disse "Dalla croce non ci scende",  a differenza di quanto si crede Papa Benedetto, quell'11 febbraio 2013 annunciando la sua volontà di non proseguire il pontificato, è salito sulla croce. Era quella la sua Croce. Perché con il silenzio e con la preghiera (certo è più facile capirlo per un credente) ha accollato su di sé il peso della Chiesa che servito da giovane teologo progressista, da vescovo in una difficile Baviera, da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e, per otto anni, da Papa.



Le prime parole del suo segretario personale, l'arcivescovo Georg Gänswein

 "Il Papa emerito ha detto a me e a tutti quelli che lo hanno accompagnato nelle sue ultime ore: 'per favore pregate per me'. Vorrei trasmettere questa richiesta del Papa emerito a tutti coloro che tocca la sua morte. Per me la sua morte significa una grande perdita personale. Sono profondamente grato e allo stesso tempo molto triste". 

Che messaggio ci lascia

"Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!... Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita - e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo", riporta nel libro 'Nient'altro che la verità' di Georg Gänswein e Saverio Gaeta, per le edizioni Piemme, in uscita agli inizi di gennaio.  Ci lascia anche il coraggio, l'umiltà, la fermezza nel portare avanti i valori, la capacità di mostrarsi nella sua fragilità, fino alla fine. 

L'omaggio al Papa Emerito e il suo funerale.

Il corpo di S.S. Benedetto XVI sarà nella Basilica di San Pietro dalla mattina di lunedì 2 gennaio per il saluto dei fedeli. Il 5 gennaio alle 9.30 i funerali in piazza San Pietro,  presieduti da papa Francesco. Solenni, ma sobri, come ha chiesto lo stesso Benedetto XVI. Nota anche la sua richiesta di essere tumulato laddove fu deposto dopo la morte Giovanni Paolo II.

mercoledì 28 dicembre 2022

Apprensione per la salute di Benedetto XVI

 Ore di apprensione e di preghiera per il papa Emerito Benedetto XVI, 95 anni, le cui condizioni sono peggiorate nelle ultime 24 ore. Riserbo sui dettagli della malattia, sembra abbia problemi respiratori, ma la notizia è trapelata stamattina per la richiesta di preghiera fatta oggi  da papa Francesco al termine dell'Udienza generale che ha messo in allarme tutti. 

lunedì 5 dicembre 2022

Non solo il 25 novembre. L'importanza del Codice Rosso

Lo scorso 25 novembre si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne. Stavolta non ho scritto nulla. Di proposito. Lo faccio oggi perché se è vero che è importante il fare memoria, è altrettanto farlo sempre. Impegnandosi perché il crimine, l'evento, la sciagura non diventino così "normali" da non farci indignare più. Ma non basta indignarsi. Non mette fine alla violenza sulle donne, alla violenza sui bambini, alle piccole violenze psicologiche esercitate in ogni luogo. Non rimette al centro la dignità della persona parlare un solo giorno di sensibilizzazione mentre gli altri giorni si contano le vittime. Risvegliamoci!!!!!  Vi invito a leggere il CODICE ROSSO che permette di agire rapidamente a protezione dei soggetti deboli, attivando quindi la procedura d'urgenza.